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SAN GIORGIO CANAVESE – Inaugurato il salone “Michela” al Museo Nòssi Ràis (VIDEO E FOTO)

SAN GIORGIO CANAVESE – Inaugurata questa mattina, presso il Museo Civico “Nòssi Ràis” riaperto al pubblico dopo la sistemazione, il Salone dedicato ad Antonio Michela Zucco, inventore del sistema stenografico a processo sillabico istantaneo ad uso universale.

Alla cerimonia inaugurale, scandita dalla musica della Filarmonica “Carlo Botta”, hanno presenziato diversi Sindaci del territorio circostante, le associazioni sangiorgesi, i bambini delle Scuola elementare e media accompagnati dai docenti e parlamentari.

L’inaugurazione è proseguita questo pomeriggio, a Palazzo Lascaris, con la presentazione della mostra “Suoni, segni, parole: Antonio Michela e l’Officina del linguaggio 1815-2015”.

Antonio Michela Zucco nacque il 1° febbraio 1815 a Cortereggio, piccola frazione del Comune di San Giorgio Canavese, e morì a Quassolo il 24 dicembre 1886; ad eccezione di limitati spostamenti e del viaggio a Parigi per l’Esposizione Universale del 1878, trascorse tutta la sua vita nelle terre del Canavese.

La sua naturale inclinazione alle scienze matematiche e fisiche, alla tecnica e al disegno, indirizzò i suoi studi e lo portò all’insegnamento: fu per quasi vent’anni maestro elementare in varie località (Aglié, Quassolo, Vestigné, Borgofranco, Ivrea) e poi insegnante di disegno e architettura nelle scuole tecniche di Ivrea. A Quassolo gestì anche la scuola serale per adulti.

Fin da giovanissimo concepì l’idea di un alfabeto universale “che vieppiù accomunasse gli uomini nei loro rapporti, nei loro interessi, nell’espressione dei loro sentimenti”. Studiò a fondo l’apparato vocale umano e tutti i suoni da esso prodotti, classificò tutti gli elementi fonici e diede a ognuno di essi un’espressione grafica, riassumendoli nella tavolozza fonografica.

Lo studio della struttura della sillaba e la sua grande passione per la musica fecero il resto; fu così che dagli studi teorici si passò all’applicazione pratica e nel 1863 presentò per la prima volta ai partecipanti al Secondo Congresso Pedagogico (Milano, Palazzo Brera) il suo sistema di stenografia “a processo sillabico istantaneo ad uso universale mediante piccolo e portatile apparecchio a tastiera”.

“Giuseppe Garibaldi, il 16 dicembre 1877, scriveva:’Desidero che l’utilissima scoperta dell’illustre prof. Michela sia messa in opera’…Il senatore Giorgini, genero di Alessandro Manzoni, diceva: ‘Credo di essere innanzi ad una delle più grandi invenzioni del secolo’. Ruggero Bonghi esclamava: ‘Perbacco, c’è dell’ingegno in quest’apparato! Questa macchina farà fortuna perchè è di pratica attuazione” (S. Chiavenuto, La Gazzetta del Popolo della Domenica, 1885)

Nel 1878 arrivò il brevetto italiano. Ad esso si aggiunsero, nel giro di pochi anni, i brevetti per Austria-Ungheria, Belgio, Germania, Inghilterra e Stati Uniti d’America.

Nello stesso anno la Michela – già allora così ribattezzata – partecipò alla grande Esposizione Universale di Parigi dove fu celebrata “come una delle glorie della sezione italiana”. Non ottenne la medaglia d’oro, ma solo quella d’argento: la giuria ritenne che “la medaglia d’oro non poteva essere concessa ai trovati dei quali fosse tenuto segreto il processo”, che l’inventore non aveva voluto divulgare. Per il prestigioso riconoscimento internazionale Antonio Michela fu ricevuto dal Re, a Monza, nell’ottobre 1878, ed insignito della Croce di Cavaliere dell’Ordine Mauriziano.

Il Consiglio municipale di Torino fu probabilmente il primo organo collegiale italiano ad avere un resoconto stenografico immediato, a partire dalla seduta del 20 gennaio 1879. Nei mesi di febbraio e marzo la tastiera fece la sua comparsa alla Corte d’Assise di Napoli. Nello stesso periodo, furono avviati i primi contatti con i due rami del Parlamento che portarono poi all’adozione del sistema Michela da parte del Senato a partire dal 1881.

Antonio Michela morì il 24 dicembre 1886, a Quassolo. Numerosi e commoventi furono gli attestati di stima e di affetto, a cominciare dai suoi allievi e dalla cittadinanza. La sua invenzione, sebbene evoluta con l’integrazione dell’informatica, è tuttora in auge.

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